Descrizione
Saliamo al Rifugio Elisabetta (2195 m) seguendo l’itinerario descritto in questa relazione, con partenza dall’ultimo parcheggio della Val Veny.
Proseguiamo qualche centinaio di metri sul sentiero dietro il Rifugio, per poi attaccare immediatamente la cresta alla nostra sinistra, accedendovi tramite un breve canalino di placchette e erba. La cresta parte ampia ed erbosa, con qualche roccetta di facile superamento, fino ad un primo piccolo gendarme che si può superare direttamente oppure a destra o sinistra, con passaggio leggermente più facile ma più esposto.
Superato il gendarme la cresta procede di nuovo tra facili roccette e superando alcuni dossi erbo-rocciosi, che oppongono passaggi di facile arrampicata (II/III).
La cresta diventa ora un po’ più affilata ed esposta su entrambi i lati. Poco prima che la cresta si affili, sulla destra della lama e in una posizione un po’ scomoda, si trova una sosta a spit con cordone, per assicurare eventualmente l’esposto pezzo successivo.
Superato questo tratto, la cresta spiana, diventa erbosa e si allarga notevolmente, mettendo però in mostra, poco avanti, il successivo risalto da affrontare. Giunti al risalto, è evidente, centralmente, un diedro con due spit da risalire con alcuni passaggi in opposizione (III). E’ presente una sosta con anello di calata al termine del diedro.
Proseguiamo su un altro piccolo pezzo di erba e iniziamo a salire un tratto di cresta molto caratteristico poiché costituito da roccette squadrate e frastagliate che anticipa un successivo tratto più affilato ed esposto. Giungiamo presso un intaglio con un anello ancorato sul lato destro della parete che precede un tratto molto estetico ed affilato di cresta: leggermente a destra del filo, è presente qualche roccetta per piedi e mani ma in forte esposizione, mentre, a sinistra del filo, si salgono delle placche ruvide un po’ più appoggiate ma povere di appigli. Troviamo, sul lato sinistro del filo, uno spit. Poco dopo, un friend incastrato in una fessura e, prima della sosta, un altro spit.
Da questa sosta, nonostante sembri possibile procedere in traverso pianeggiante a sinistra, conviene risalire il filo di cresta perchè poco dopo, presso un primo intaglio, si incontrano uno spit ed un chiodo da cui si può procedere sempre tenendo il filo sino ai due spit della sosta successiva, poco a destra del filo di cresta.
Parte quindi un tratto di cresta che alterna tratti camminabili a facili roccette: noi procediamo a lungo a sinistra delle rocce di cresta seguendo delle evidenti tracce di passaggio, guadagnando anche qualche centinaio di metri di dislivello.
Le tracce a sinistra della cresta terminano con alcuni salti rocciosi che ci inducono a tornare qualche metro a destra lungo il filo, presso dei caratteristici torrioncini e lame di calcare, dove è presente qualche spit. Il passaggio è facile ma esposto e bisogna tastare bene il calcare perché qualche roccia si muove.
Superiamo quindi alcune roccette relativamente facili in conserva protetta, un caminetto con vari spit fino a giungere su una piccola anticima dalla quale è visibile l’omino della nostra vetta a qualche decina di metri.
Per scendere al sottostante intaglio (da cui sale a destra la via normale) bisogna disarrampicare circa 7 m di roccette/lame (sembra III grado), oppure usare la comoda sosta ad anello per una breve calata. Dall’intaglio, per facile traccia su roccette, si giunge in vetta alle Pyramides Calaires Sud (2691 m). Da qui godiamo di una splendida vista sul Monte Bianco e i suoi ghiacciai e sulle vicine Pyramides Nord.
Per scendere, torniamo all’intaglio e prendiamo la traccia a sinistra, verticale ma ben segnata da ometti. Superato il tratto più verticale della discesa, sempre seguendo ometti, scendiamo nel vallone adiacente la cresta appena percorsa sino ad intercettare il sentiero sulla sinistra che dal Rifugio sale al Col de Pyramides (2622 m). Scendiamo quindi al Rifugio Elisabetta per comodo sentiero.
Da lì, lungo ritorno all’auto seguendo la strada dell’andata.
Nota sul materiale utilizzato: noi abbiamo utilizzato una corda da 30 m per fare conserva corta e qualche tiro. Possono essere utili friends e cordini per integrare le protezioni presenti (nella prima parte della cresta scarseggiano).
Impressioni
Bella cresta calcarea ai piedi del Monte Bianco, godibile per le diffioltà tecniche non troppo elevate ma con vista davvero privilegiata e maestosa. La cresta è affilata in almeno tre tratti, ma la roccia quasi sempre buona (diventa un po’ più da tastare soprattutto sulla parte finale).
Ottimo allenamento per la progressione in conserva corta.




























