Cima di Corna Rossa da Preda Rossa

Estate
Alpinismo
Valtellina

Distanza: 14,4 Km

Dislivello: +1360 m

Quota max: 3174 m

Sentieri CAI: –

Esposizione: Sud-Est

Difficoltà: F+ fino alla vetta, AD dopo


Località di partenza: Preda Rossa (SO) – Val Masino

Punti di appoggio: Rifugio Ponti

Descrizione

Saliamo al Rifugio Cesare Ponti (2559 m) dal parcheggio di Preda Rossa (1950 m), seguendo le indicazioni riportate al seguente link.

Dal Rifugio, seguiamo il Sentiero Roma che, bollato, si dirige verso destra verso il rifugio Bosio. Seguiamo i bolli lasciando sulla sinistra il sentiero che si dirige verso la normale al Monte Disgrazia, e proseguiamo finchè la salita si fa più pendente, puntando all’evidente bocchetta soprastante.

Seguiamo la traccia che si inerpica tra massi e detriti fino a giungere al Passo di Corna Rossa (2844 m), dopo aver superato qualche tratto attrezzato con catene. Qui si erge l’ex Rifugio Desio, chiuso perchè ha subito qualche crollo ed è ora pericolante.

Al passo, viriamo a sinistra e ci incamminiamo lungo la cresta di bellissima ruvida roccia rossa. Stando quasi sempre sul filo, superiamo qualche passaggio esposto ma sempre su ottima e solida roccia.

Ci districhiamo a naso, senza seguire una vera e propria traccia. Raggiunta una zona un po’ più ampia “ad anffiteatro”, ci spostimao leggermente a destra con un breve traverso e prendiamo il canale che ci sembra più agevole per riprendere la cresta. Qui superiamo qualche passaggio di II+/III grado max, sempre su ottima roccia ma con qualche passaggio esposto. Penso che a seconda della linea di salita che si sceglie le difficoltà possano alzarsi o anche abbassarsi.

Una volta ripresa la cresta, in breve siamo in vetta alla Cima di Corna Rossa (3180 m), con splendida vista sul Monte Disgrazia e sulla lunga Cresta Sud-Est.

Per una discesa più tranquilla, si può tornare sui propri passi al Passo di Corna Rossa, noi invece, volendo tentare la cresta Sud-Est, ci incamminiamo lungo di essa, incappando subito in difficoltà più elevate di quanto ci aspettassimo.

La cresta diviene subito affilata e si percepisce la selvaggità dell’ambiente. La roccia è sempre ottima. Dopo un primo passaggio leggeremnte a destra del filo, ci ri-alziamo subito e affrontiamo un tarverso verso sinistra molto esposto. Sbuchiamo furoi da un intaglio e troviamo un precario cordino su spuntone (spuntone non troppo grosso), che capiamo essere probabilmente una delle “calate attrezzate” della cresta (una delle poche informazioni che avevamo su questo giro era che sulla cresta ci fossero 3 o 4 calate attrezzate…. Non ci aspettavamo che l’attrezzatura fossero dei sigoli cordini su spuntoni).

Effettuiamo qui una pirima calatina di circa 10 m, al termine della quale ci spostiamo leggermente a sinistra fino a trovare un altro cordino attorno ad un masso appoggiato. Qui decidiamo di non proseguire lungo la cresta ma di calare a sinistra in un canalino che con 15 m perfetti di calata ci deposita sul pendente ghiaione al di sotto della cresta.

Con molta attenzione, scendiamo il ghiaione su materiale molto instabile ed evitando balze più verticali fino a ritrovarci finalmente nel vallone tra la cresta e la morena sulla quale corre la traccia che si dirige al ghiacciaio del Disgrazia.

Prendiamo la traccia sulla morena e la seguiamo fino a tornare al Rifugio Ponti, dal quale seguiamo lo stesso sentiero di salita fino al parcheggio di Preda Rossa.

Nota sul materiale utilizzato: noi abbiamo usato la corda da 30 m, che ci è risultata giusta giusta per le calate dalla cresta.

Impressioni

Una cima selvaggia e molto poco frequentata, essendo all’ombra del ben più gettonato Monte Disgrazia. la vista su quest’ultimo, dalla vetta, è davvero unica.

Questo itinerario è l’inizio della lunghissima Cresta Sud-Est, che intercetta più avanti la cresta di Corna Rossa. La cresta Sud-Est è lunga, selvaggia, impegnativa e poco battuta (passaggi di IV grado, dalle poche info che abbimao reperito online). Avevamo intenzione di farla ma abbiamo cambiato quasi subito idea e abbiamo preso una via di fuga (da noi inventata ma probabilmente già adottata da altri, visti i cordini di calata trovati) poco dopo la Cima di Corna Rossa.


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