Una gara a coppie per cuori alpinistici. Una bella celebrazione dell’ardito e iconico Cervino.
Dati
Distanza: 70 Km
Dislivello: +5040 m
Quota massima: 3544 m
Località di partenza: Cervinia (AO)
Località di arrivo: Cervinia (AO)
Materiale obbligatorio
Ramponcini (10 punte), calze termiche, pantalone lungo, copripantaloni impermeabile*, maglia a manica lunga*, giacca con cappuccio imbottita in piumino (min 250 gr)*, strato impermeabile*, guanti, berretto*, occhiali da sole, lampada frontale con batterie di ricambio, imbragratura EN12277, kit ferrata completo (dissipatore e due moschettoni con longe) EN958, casco con omologazione EN12492, corda dinamica EN892 (diametro min 8,5 mm, lunghezza min 10 m), zaino, borracce 1 L , bicchiere, cellulare, traccia GPX, documento*, telo termico*.
Materiale non utilizzato indicato con *
Descrizione percorso
Si parte da Cervinia, dove si attraversa il paese e si sale quasi subito virando a destra. Si percorre una strada bianca tagliando qualche volta i tornanti su sentierini erbosi fino a imboccare un sentiero stresso sasso-erboso che corre in traverso alle pendici delle Grand Mourailles.
Tratti pianeggianti si alternando a qualche strappo in salita, alcuni tratti sono attrezzati con catene. Passiamo a destra del Monte Pancherot (siamo di notte, non vediamo nulla) e passiamo da un Belvedere sul Lago di Cignana (sempre alla nostra sinistra, ma noi di nuovo non vediamo nulla). Proseguiamo di nuovo su prato e sentiero sassoso fino alla salita finale che ci porta al Rifugio Perucca Vuillermoz (2909 m), passando prima dal Bivacco Duccio Manenti. Qui si trova il primo ristoro all’interno del rifugio, al Km 15 e con +1500 m di dislivello fatti.
Proseguiamo ancora in salita per circa 200 m di dislivello fino al Col de Valcornière (3075 m). Da qui scavalliamo in Valpelline e parte una lunga discesa bella pendente su ghiaia e sassi alla quale prestare attenzione, alla fine della quale viriamo a destra nella vallata seguendo un sentiero che affianca il torrente Valcournera. Proseguiamo quindi su discesa più dolce fino a Pian dell’Arp, in riva al Lago di Place Moulin, dove pieghiamo a destra e raggiungiamo il Rifugio Prarayer (2005 m). Qui c’è il secondo ristoro, alKm 21 e con 1690 m di dislivello percorso. Qui c’è anche il primo cancello, con un tempo massimo di passaggio di 5:45 ore.
Dal Rifugio Prarayer imbocchiamo il lungo sentiero che percorre la lunga vallata in falsopiano positivo verso il Rifugio Aosta, ai piedi dei ghiacciai Tsa de Tsan e delle Grand Mourailles. Il sentiero corre a lato di un torrente glaciale e giunge infine alla piana sassosa ai bpiedi delle balze rocciose verticali per il Rifugio Aosta.
Qui è obbligatorio indossare imbrago, caso e kit da ferrata, per affrontare l’ultimo tratto attrezzato con scalette e catene per il Rifugio Aosta (2788 m), con il terzo ristoro. Qui siamo al Km 29 con 2540 m di dislivello superato, col secondo cancello orario di 7:45 ore.
Proseguiamo da su su una salita ghiaiosa/sassosa verticale e faticosa per il Col de la Division (3314 m), poco sotto il quale ci si lega in cordata per affrontare il tratto sul ghiacciaio Tsa de Tsan.
Saliamo sul ghiacciaio fino al Col de Valpelline (3557 m), dove si apre una meravigliosa vista sulle alte vette nel dintorni: Cervino, Dent d’Herens, Dent Blanche, Tete de Valpelline… Da qui scendiamo, passando dal Col de la Tete Blanche (3589 m), seguendo religiosamente le bandierine e saltando qualche sporadico crepaccio.
Togliamo ramponcini e mettiamo via la corda al termine della neve, imboccando un sentiero sassoso sulla destra di Stockje, un tremila a ridosso del ghiacciaio. Proseguiamo quindi su un bel crinale sassoso, con magnifica vista su Cervino e ghiacciai svizzeri (purtroppo in sofferenza). Il sentiero in discesa presenta qualche passaggio tecnico, attrezzato con corde, da percorrere con cautela. L’ultimo tratto per il Rifugio presenta una cattiva salita di circa 200 m di dislivello, su grossi massi e, infine, su delle esposte placche rocciose attrezzate anch’esse con cordoni. Raggiungiamo finalmente lo Schnbielhutte (2694 m), con indispensabile ristoro, al Km 39 e con 3500 m di dislivello archiviato.
Parte da qui un lungo tratto pianeggiante/in discesa verso Zermatt, su un comodo sentiero prima sassoso e poi terroso, con la vista che si apre sulle vette del massiccio del Monte Rosa.
Raggiungiamo, una volta usciti da sentiero e percorso un tratto su strada asfaltata fino alla frazione Furi di Zermatt, il Ristorante Furi (1865 m), con ristoro e ultimo cancello orario (passaggio al massimo 14:30 ore dopo la partenza). Abbiamo qui percorso 50 Km e 3540 m di dislivello.
Abbiamo ora da affrontare una lunga e cattivissima salita di 10 Km di estensione e circa 1500 m di dislivello per il Rifugio Teodulo: si parte tra i prati e sporadici boschetti su una salita piuttosto pendente, sotto gli impianti di risalita. Proseguiamo poi su salita più docle in un bell’ambiente con laghi sentieri sassosi, ai piedi della cresta dell’Hornli sul Cervino.
Raggiungiamo un laghetto, passando alla sua sinistra e indossiamo di nuovo i ramponcini per affrontare l’ultimo tratto di salita su neve (un po’ marcia, visto l’orario), circa 350 m di dislivello) per il Rifugio Teodulo (3317 m), posizionato nei pressi del Colle del Teodulo. Qui siamo al Km 59 con 4980 m di dislivello fatti.
Non ci resta ora che seguire le piste lato Cervinia che ci riportano, con circa 10 Km di sola discesa, a Cervinia, passando prima dalla Cappella degli Alpini, con gli ultimi 50 m di dislivello da affrontare.
Impressioni
Un tracciato ad anello incredibile, che passa da Italia e Svizzera e non perde mai d’occhio il Cervino. Una gara davvero dura, con continui cambi di assetto e un passaggio su ghiacciaio mozzafiato. Crudele la salita finale da +1500 m e 10 Km per il Rifugio Teodulo, con gli ultimi metri di dislivello su neve marcia che non aiutano ad alleviare la fatica.
Racconto di gara – anno 2026
I giganti dal ghiacciaio
Ore 21: Cervinia è spettrale. Arriviamo in paese e ci accolgono dei severi nuvoloni sopra il Cervino e la bellezza del deserto in paese.
“Siamo sicuri che è il giorno giusto? Non è che sono già partiti tutti?”. Attendiamo in auto, sotto una leggera pioggerella. Ceniamo. L’ansietta comincia a salire. Finalmente cominciano a uscire i primi runners come formichine. Ovviamente, non chiudiamo occhio.
Ore 1:00: si parte. Saliamo al buio, con la consapevolezza di essere ai piedi delle acumionate Grand Mourailles. Mat affronta qualche acciacco all’anca e allo stomaco, ma dopo il primo ristoro, la situazione migliora subito.
Discesa verticale dal Col de Valcornière. “Elioooo dove sei? Vola giù”, sentiamo esclamare ripetutamente. Qualcuno cerca di caricare il compagno di squadra. Noi siamo silenziosi, ci capiamo senza parlarci e sappiamo benissimo quando aprire bocca per darci sostegno.
Arriviamo al familiare Prarayer e il cielo di schiarisce e si colora. Affrontiamo ora il tratto di salita al Rifugio Aosta che già conosciamo, lo gestiamo bene. Un saluto al rifugista Diego (che si ricorda di noi!) e via verso lo Tsa de Tsan (che nome pazzesco questo ghiacciaio). Mat su questi strappi verticali mette il turbo…
Ecco, sul ghiacciaio voliamo. È pane per i nostri denti! E lo spettacolo al Col de Valpelline è emozionante, davvero emozionante.
Siamo ora in Svizzera, scendiamo verso lo Schonbielhutte, porconiamo un po’ per la breve (ma cattivella) risalita per il ristoro, ma non sappiamo ancora quello che ci attende a Furi! O meglio, lo sappiamo, ma non abbiamo davvero idea di quello che vorrà dire.
Riso, pasta, torta e via verso Furi, sotto un sole cocente. Il ristoro qui è cordialissimo. Pronti via, siamo sul tratto più assurdo della gara: al 50esimo Km ti piazzano +1500 m su 10 Km di risalita per il Teodulo. Si soffre un pochino, si piange un po’ sull’altra spalla e si arriva al Teodulo, che pare un miraggio.
Da qui è solo discesa, e il resto è storia. Storia come il sorpasso all’ultimo di una coppia di francesi che si perdono la risalita finale alla Cappella degli Alpini. Vi vogliamo bene, ma forza Italia sempre!
Edizione 2026


























