Gran Paradiso – Salita dal Vittorio Emanuele e discesa dallo Chabod

estate monte roisetta
Estate
Alpinismo
Valle d’Aosta

Distanza: 23 Km

Dislivello: +2220 m

Quota max: 4061 m

Sentieri CAI: 1, 5

Esposizione: –

Difficoltà: F+


Località di partenza: Pont (AO) – Valsavarenche

Punti di appoggio: Rif. Vittorio Emanuele, Rif. Chabod

Descrizione

Parcheggiamo a Pont (1960 m) nel cuore della notte e ci incamminiamo sul sentiero 1, che passa accanto al Rifugio Tetras Lyre e sale poi a tornanti tra alberi e su fondo sassoso fino al Rifugio Vittorio Emanuele II (2732 m).

Qui ci leghiamo e indossiamo i ramponi e partiamo seguendo le tracce che si staccano a sinistra del rifugio. A seconda del periodo della salita, la traccia da seguire è diversa, a causa del diverso stato del manto nevoso.

Proseguiamo su pendenze variabili un un bellissimo ambiente selvaggio. Percorriamo un lungo vallone e, alla fine, pieghiamo a destra, mettiamo i piedi sul vero e proprio ghiacciao (noi l’abbiamo trovato molto coperto perchè abbiamo effettuato la salita a giugno).

Giungiamo alla famosa “schiena d’asino“. Qui la vista è aperta ed è magnifica, su tutte le vette circostanti. È anche evidente la nostra vetta, sulla sinistra, con la sua “cupola rocciosa” che si stacca dalla neve sottostante.

Traversiamo quindi sotto la vetta sul versante di Pont, facciamo una fila dietro ad altri alpinisti con guide alpine di circa 15 minuti, e saliamo il muretto roccioso sulla sinistra della vetta attrezzato con pioli, fino a toccare la Madonnina di vetta del Gran Pradiso (4061 m).

Scendiamo ora dall’altro lato (dal 2019 è stato attrezzato questo mini-anello per salire e scendere dalla vetta da due lati diversi, in modo da attutire le code per salire) seguendo brevemente la cresta ed effettuando poi il tratto più vertiginoso della salita: un breve traverso molto esposto su una minima cengetta rocciosa sul versante di Cogne. Ci sono degli ancoraggi fissi ad uncino all’inizio e alla fine del passaggio per assicurare il passaggio con la corda.

Siamo quindi di nuovo noi pressi della schiena d’asino, decidiamo di scendere con giro ad anello passando dal Rifguio Chabod.

Lasciamo quindi le tracce che salgono da Vittorio Emanuele e scendiamo sulla destra sul ghiacciaio di Montandaynè. Scendiamo sul ghiacchiaio passando sotto la Nord del Gran Paradiso, tendendo a destra. Usciamo quindi dal ghiacciao e siamo sul sentierino sassoso che ci porta in bereve al Rifugio Chabod (2710 m), dove facciamo una breve tappa.

Scendiamo quindi dal ripido sentiero 5 che, a zig-zag, dapprima su sassi e poi nel bosco, ci porta a Pravieux (1870 m), dove attraversiamo il torrente Savara e risaliamo tramite la strada asfaltata fino a Pont, dove avevamo lasciato l’auto.

Impressioni

Una classicissima salita in alta quota, forse la più classica di tutte. Un ottimo primo approccio all’alta quota e al mondo dei 4000 m.

Nonostante la salita sia molto battuta e non particolarmente complessa, ricordiamo che occorre l’attrezzatura adatta alla progressione su ghiacciaio (corda, imbrago, casco, picca, ramponi) e le capacità di gestire una cordata.

Spesso sotto la vetta si fa la fila per salire il tratto attrezzato per la vetta. Noi abbiamo atteso circa una quindicina di minuti, ma sappiamo di alpinisti che hanno attesso per ore, o che sono scesi senza toccare la “vera vetta”.

Ovviamente, si può spezzare la salita pernottando al Vittorio Emanuele o allo Chabod.

Questo giorno rimarrà per sempre nel nostro cuore, visto che Matteo ha scelto questo nostro primo 4000 per fare la proposta di matrimonio.


Cosa si mangia in rifugio?

Leggi l’articolo della nostra rubrica culinaria per sapere con che sfizio abbiamo festeggiato il nostro primo 4000 al Rifugio Chabod!


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