Descrizione
Valbiondione – Punta Isabella
Da Valbondione (900 m) saliamo al Rifugio Coca (1891 m) tramite il sentiero 301 e saliamo quindi al vicino Lago di Coca (2108 m), immerso nella splendida Conca dei Giganti.
Dal Lago di Coca ci addentriamo nella piana con evidente direzione verso il Passo di Coca (2647 m) e, aiutati dai tanti bolli bianco-rossi, risaliamo faticosamente la pietraia stando prevalentemente sul margine sinistro (destra orografica) sino a raggiungere il Passo.
Poco prima di raggiungere il Passo, deviamo a destra per balze erbo-rocciose andando a prendere il filo della cresta che seguiremo sino alla sua prima sommità: Punta Isabella (2815 m). La cresta non è mai troppo aerea ed è caratterizzata da grossi blocchi e spuntoni rocciosi intervallati da qualche tratto di sfasciumi e sabbiolina in cui è quasi sempre possibile individuare una traccia. A metà cresta si supera un grosso omino di pietre, che non corrisponde però alla vetta.
Spigolo Castelnuovo al Dente di Coca
Da Punta Isabella, è evidente davanti a noi la nostra prima meta di giornata: il’ardito Dente di Coca (in realtà già ben visibile dalla Conca dei Giganti). Proseguiamo quindi sulla cresta ed affrontiamo qualche facile sali-scendi che ci fa superare una modesta elevazione, sino a che la cresta diventa più frastagliata, rocciosa e a tratti esposta. Incontriamo quasi subito un salto che suggerisce una breve disarrampicata sulla destra per raggiungere il sottostante intaglio da cui un ulteriore tratto di cresta adduce al bivio tra la via Corti (via normale) e la via Castelnuovo (spigolo).
Non seguiamo gli omini di pietre che piegano nettamente a destra conducendoci al canalone della via Corti, ma proseguiamo dritti per un bel tratto su lame e spuntoni rocciosi (II) che ci fanno guadagnare un po’ di quota portandoci davanti al vero spigolo. Notiamo da subito il passaggio chiave che raggiungiamo in breve: una placchetta povera di appigli e fessurata nel mezzo di circa 6 m, al termine della quale un ottimo spuntone permette di proteggere (III+).
Superata la placchetta, si scende con cautela ad un intaglio (chiodo) e si risale qualche metro del successivo muretto fino a una sosta su due chiodi. Da qui si procede dritti lungo il diedro che a tratti può risultare umido (III) sino ad uscire su un’ampia zona pianeggiante con grossi macigni utili per sostare. Da qui un ultimo piccolo tiro seguendo la spaccatura che sale diagonalmente verso sinistra ci conduce in vetta al Dente di Coca (2925 m).
Cime di Arigna
Dalla vetta del Dente, si prosegue in direzione Pizzo Coca scendendo qualche metro sulla destra sotto il filo ed attraversando una zona caratterizzata da detriti e grosse rocce mobili arrivando quasi subito alla prima sosta di calata caratterizzata da moltissimi cordini con maglia rapida su spuntone. Ci caliamo dritti sulla sinistra del filo per circa 18 m fin sotto un evidente tetto e tra due cavi metallici arrugginiti posizionati per terra (uno precipita sulla sinistra e uno sembra guidarci su un cengione e giù per un canalino verso destra).
Proseguiamo quindi seguendo un tratto abbastanza pianeggiante a destra superando il primo cavo metallico (da non seguire) e raggiungendo una crestina abbastanza detritica e di sassi mobili che seguiremo brevemente sulla sinistra. Siamo quindi in prossimità della seconda sosta di calata, caratterizzata anche in questo caso da cordini su spuntone. In questo caso la doppia è di 30 m circa e ci deposita esattamente alla breccia del dente.
Dalla breccia risaliamo l’aerea ed esposta cresta ovest della Cima d’Arigna caratterizzata però da fantastica roccia ben manigliata che pertanto rende l’intera salita alla Cima d’Arigna emozionante per l’esposizione ma non difficile.
Raggiunta la Prima Cima di Arigna (2925 m) si segue grossomodo il filo e, stando leggermente sulla destra, si scende alla sottostante insellatura e si va a salire poi sempre lungo il filo di cresta alla seconda vetta delle Cime di Arigna.
Risalita al Coca dalla cresta Ovest
Da qui proseguiamo la nostra cavalcata di cresta raggiungendo una zona più facile a destra del filo dove alcuni omini di pietre ci indicano il percorso migliore. Con qualche disarrampicata non difficile raggiungiamo la Bocchetta di Arigna da cui attacchiamo la salita al Pizzo Coca.
Seguiamo gli omini presenti in loco: si salgono grossomodo i vari camini /diedri presenti alternando tratti di arrampicata a tratti più camminabili (II), guadagnando dislivello e raggiungendo una zona caratterizzata da placche abbastanza lisce.
Da qui, stando sempre sul filo di cresta, raggiungiamo un articolato torrione che aggiriamo sulla destra (esposto) scendendo alla successiva insellatura ove davanti a noi compare il Torrione Nord del Coca, ultima difficoltà della via.
Risaliamo un tratto lungo lo spigolo portandoci a ridosso del tratto più tecnico dove possiamo scegliere se scalare lo spigolo del torrione (III, due chiodi alla base delle difficoltà, chiodo e sosta su cordini in vetta al torrione) oppure traversare a sinistra lungo delle placche abbastanza spioventi.
Noi risaliamo il Torrione (3000 m) superato il quale ci colleghiamo alla cresta Nord di Coca tramite la quale con facile sali-scendi raggiungiamo la vetta del Pizzo Coca (3050 m).
Ciima del Camoscio e Cima del Polledrino e ritorno
Scendiamo dalla via normale fino alla Bocchetta del Camoscio (2719 m) da cui, con facile traverso su ghiaie, puntiamo alla dirimpettaia Cima del Camoscio. Aggirato il primo torrione antistante la bocchetta, saliamo a prendere il filo di cresta e su ottima roccia (I+/II) raggiungiamo la vetta della Cima del Camoscio (2802 m).
Da qui ritorniamo sul sentiero delle Orobie in direzione Lago di Coca, ma prima di lasciare la conca detritica saliamo anche alla Cima del Polledrino (2690 m) rimontando il ripido fondo erbo-roccioso che senza troppe difficoltà ci porta su questa piccola vetta all’attacco della Cresta Sud del Pizzo Coca.
Torniamo sui nostri passi e scendiamo tramite il sentiero delle Orobie al Lago di Coca e poi al Rifugio Coca, dal quale torniamo all’auto a Valbondione tramite il canonico sentiero 301,
Impressioni
Salita molto divertente e varia in ambiente magnifico con super vista sulla parete est del Pizzo Redorta. Il dislivello è importante e la parte alpinistica lunga: servono buona gamba e nervi saldi.



































