Descrizione
La Capanna Carrel, la Corda della Sveglia e il Mauvais Pas
Da Cervinia (2015 m), saliamo alla Capanna Carrel (3835 m) seguendo il percorso descritto a questo link.
Poco dietro la vecchia Capanna Carrel, iniziano subito i primi canaponi che adducono ben presto alla catena denominata “Corda della Sveglia” che permette di vincere un piccolo tetto molto strapiombante.
Oltre il tetto, partono altri canaponi verso destra per poi rientrare verso sinistra su una zona un po’ più agevole, dove termina la prima sezione di canaponi. Stiamo aggirando da sud la Grand Tour. Si procede quindi su un facile tratto e si passa quindi da una caretteristica spaccatura da cui ci si immette in un canale con un canapone bianco penzolante che ci indica di risalire detto canale, spostandoci poi a destra alla sua fine.
Usciti dal canale non bisogna stare bassi e traversare sulla destra, ma prendere la cresta in prossimità di una placca abbastanza liscia (II/III per arrivarci) con fittone per assicurazione (Dalles Crétiere) da cui, poco dopo, proseguendo su facile cengia, si raggiunge il “Mauvais Pas”: ballatoio espostissimo che si supera su esile cengettina a destra e cercando qualche appiglio con le mani.
La Grand Corde e la cresta del Pic Tyndall
Proseguendo in traversata verso destra, si raggiunge un altro intaglio, più stretto del precedente, da cui si scende qualche metro e si procede poi mantenendosi a quota costante sino ad intercettare il primo dei tanti cavetti metallici che permettono di attraversa la zona denominata “Linceul” (spesso presente neve).
Terminata la sezione di cavi d’acciaio, risaliamo diagonalmente verso sinistra come per alzarci verso la cresta superando facili placconate fino ad intercettare la targa commemorativa ove attacca la “Grand Corde”: catena di 30 m che permette faticosamente di sbucare in cresta.
Sbucati in cresta, si superano i primi grossi blocchi rocciosi e si tiene quasi sempre il filo stando magari per qualche tratto sul versante svizzero (noi abbiamo trovato tutto secco, in caso di neve pensiamo si faccia la cresta), andando a risalire circa 150 m di dislivello senza troppe difficoltà e raggiungendo il Pic Tyndall (4241 m), passando dalla pianeggiante “Cravatte”.
Dalla sommità del Pic Tyndall, si prosegue lungo il filo che ora diventa un po’ più aereo ed esposto e che oppone qualche paretina da disarrampicare/calare con gli ancoraggi sempre presenti in loco.
La testa del Cervino è visibile davanti a noi, ma prima di raggiungerla bisogna affrontare il passo dell’Enjambée: un esposto intaglio da scendere e superare con una spaccata, passando a sinistra di un torrioncino della cresta (potrebbe trovarsi una corda fissa in loco).
Attacco alla Testa del Cervino
Si attacca ora la Testa del Cervino, che oppone subito un primo pezzo non così scontato dal punto di vista dell’orientamento, caratterizzato da un sistema di paretine e cengette che permettono di guadagnare quota. In questo tratto non sono presenti troppe attrezzature. Noi abbiamo trovato un cordino rosso che ci ha aiutato un po’ con l’orientamento facendoci salire per una trentina di metri per poi piegare a destra in direzione delle evidenti corde che precedono la Scala Jordan.
Si salgono faticosamente i canaponi raggiungendo la scala più famosa al mondo che risulta essere abbastanza fisica solo nel suo punto intermedio dove si vince lo strapiombo. Terminata la Scala Jordan, continuiamo lungo le corde fisse che salgono a sinistra (“Corda Pirovano”) fino a trovarci in un punto in cui a sinistra una placca spiovente ma molto appoggiata è protetta da un altro canapone (“Gite Wentworth”).
Seguiamo la corda fino a uscire in cresta dove un’altra sezione di canaponi sale un caminetto leggermente a sinistra del filo di cresta depositandoci al Pas Thioly.
Da qui, per facilissime roccette, si raggiunge la vetta italiano del Monte Cervino (4478 m) da cui sbuca la croce di vetta qualche metro più sotto.
Per la discesa ripercorriamo la Cresta del Leone effettuando delle calate nei punti più verticali. Gli ancoraggi sono abbondanti e sempre presenti in loco.
Le calate terminano poco sopra il Colle del Leone, e da qui torniamo all’Oriondè (2810 m) e poi a Cervinia.
Nota sul materiale utilizzato: noi abbiamo utilizzato una corda da 60 m.
Impressioni
Emozione alle stelle, il Cervino è una montagna magica e percorrere quella cresta sulla quale abbiamo letto tante storie di salite leggendarie è davvero emozionante.
La salita è spesso attrezzata con canaponi, ma non sempre. A volte l’orientamento non è scontato. Non è una via ferrata, ma una via alpinistica, e anche molto impegnativa, a livello fisico e mentale.
La discesa è più lunga della salita, nel complesso è massacrante se fatto in giornata.






























