Torre Maria, Cresta di San Stanislao, Pizzo Trona (cresta Est), Falso Trona, Pizzo Paradiso, Giarolo da Cusio

Estate
Alpinismo
Val Brembana

Distanza: 16 Km

Dislivello: +1930 m

Quota max: 2510 m

Sentieri CAI: 108, 101, Sentiero dei Vitelli

Esposizione: –

Difficoltà: PD+, (AD San Stanislao)


Località di partenza: Ornica (BG) – Val Brembana

Punti di appoggio: Rifugio Benigni

Descrizione

Avvicinamento

Partiamo da dalla curva in località Sciocc sopra Cusio da cui seguiamo il sentiero per il Rifugio Benigni.

Usciti dal bosco, raggiungiamo la Casera Valletto e e proseguiamo per un bel pezzo costeggiando la vallata sulla nostra sinistra e raggiungendo, a quota 1770 m, la Fonte San Carlo.

Procediamo su sentiero lasciando sulla sinistra, al bivio, il sentiero che si inoltra nella piana per poi risalire in direzione Bocchetta di Trona (sentiero dei vitelli, che percorreremo in discesa).

Con qualche zig zag prendiamo quota e, poco sotto il Passo di Salmurano, con un lungo traverso ci portiamo nel canalone di massi accatastati che sale in direzione Rifugio Benigni. Al termine del canale, lasciamo il sentiero per il rifugio sulla destra procedendo invece sulla sinistra seguendo il sentiero delle Orobie Occidentali 101 e superando una bella depressione con grande vista sulla cresta di Giacomo alla nostra sinistra.

Al termine della depressione, presso un bivio, teniamo la destra salendo alla Bocchetta di Valpianella (2212 m) raggiunta la quale, iniziamo la discesa nel vallone sottostante con già a vista le nostre cime.

Poco sotto la bocchetta, se si vuole salire per prima la Torre Maria, conviene, al primo bivio non troppo segnato, tenere la sinistra e prendere una traccia che evita di perdere troppa quota e, a mezza costa, attraversa tutto il vallone portandoci a ridosso dell’anfiteatro roccioso in cui è collocato il Lago Rotondo. Alternativamente, se si tiene la destra, si perde qualche centinaio di metri di quota da risalire successivamente.

Torre Maria

Raggiunta la conca del Lago Rotondo, la Torre Maria fa bella mostra di sé. In particolare, il suo versante nord presenta un’evidente spaccatura che sale diagonalmente da sinistra verso destra che rappresenta la nostra via di salita.

Risaliamo quindi ad intuito seguendo il percorso più logico le prime placconate/blocchi rocciosi non banali, per portarci leggermente a sinistra della fessura diagonale, dove abbondanti omini indicano la traccia da seguire, che è comunque logica.

Si risale subito qualche paretina di II grado abbondante su roccia buona raggiungendo, poco prima dell’evidente camino, una sosta su tre chiodi e cordini. Dalla sosta si sale dritti senza troppe difficoltà andando a imboccare il camino/fessura. Prestare attenzione a qualche sasso mobile di troppo, ma la roccia è generalmente buona.

Risaliamo il camino uscendo sulla destra in leggera esposizione su terreno più facile, e proseguiamo su una cengia che ci porta in una zona all’apparenza più pianeggiante.

Seguendo gli omini, presto dobbiamo piegare nettamente a sinistra, affrontando un passaggio atletico che ci risulta essere il più difficile della salita (II+). Poco sopra il passaggio si trova una fettuccia in clessidra. Da qui si segue la facile cresta che sale ancora un poco e, tendendo verso destra, raggiunge la bella vetta della Torre Maria (2359 m), con vista sulle vette circostanti.

Scendiamo con cautela seguendo l’itinerario di salita.

Avancorpo Est di San Stanislao

Puntiamo quindi alle tre cime di San Stanislao. Le due principali si trovano subito a destra del Pizzo di Trona, mentre la più bassa (Avancorpo Est) rimane più a destra in direzione Bocchetta di Valpianella.

La prima cima che saliremo è l’Avancorpo Est per cui, dall’avancorpo roccioso sottostante la Torre Maria, scendiamo un centinaio di metri di dislivello su sentiero per poi traversare a sinistra su pietraia e raggiungere un canalino che si risale senza difficoltà ma su massi e pietre talvolta instabili.

Il canalino porta alla selletta da cui, sulla destra, appare la cresta di salita all’Avancorpo Est. Dalla selletta, si passa su ampia cengia sulla sinistra del filo (versante valtellinese) raggiungendo un punto in cui la cresta impenna.

Qui possiamo passare alla destra del filo su rocce abbastanza traballanti e esposte ma facili, oppure scalare un caminetto alla sinistra del filo un po’ più solido con difficoltà ben superiori (III).

Noi saliamo dal caminetto, finito il quale una breve crestina ci porta in vetta al primo torrione (Avancorpo Est) di San Stanislao (2230 m).

Ritorniamo alla selletta con cautela, passando questa volta sui massi che in salita erano a destra della cresta e riscendiamo facilmente per il canale.

Cima Centrale di San Stanislao

Attraversiamo di nuovo la pietraia e pieghiamo a destra risalendo qualche facile roccetta a lato di un ruscello e portandoci in direzione della cresta di salita al Corno Centrale di San Stanislao. La prima parte di salita risulta essere su erba abbastanza ripida e qualche roccia rotta, comunque non troppo difficoltosa.

Raggiunto il filo, lo seguiamo. Difficoltà non ce ne sono, ma più proseguiamo, più si capisce che la cresta è composta da sassi appoggiati. Anche i massi più grossi, risultano appoggiati e per nulla solidi. Occorre muoversi con molta cautela in quanto è un terreno molto pericoloso.

Finita l’erba la cresta diventa rocciosa e, considerata la tipologia di roccia, conviene abbassarsi leggermente sulla sinistra aggirando qualche sperone sicuramente propenso a cadere.

Il terreno diviene via via sempre più esposto e la qualità della roccia rimane pessima. Si prosegue dritti in direzione di un evidente gendarme che purtroppo dovremo approcciare passandolo leggermente a destra in forte esposizione e risalendolo poi giungendo ad una discreta selletta da cui una brevissima crestina ci deposita sulla paretina finale, anche questa di roccia marcia.

Seguiamo un’esile cengetta verso destra per poi risalire tra gli instabili massi e raggiungere una sosta su chiodo e nut con vecchia fettuccia. Rinforzeremo questa sosta con un chiodo e un cordino, per effettuare la discesa a corda doppia nel canale sotto di noi lato Lago Rotondo di 30 m.

Dalla sosta alla vetta della Cima Centrale di San Stanislao (2381 m), difficoltà non ce ne sono, a parte la roccia come sempre pessima.

Dalla vetta, proseguire risulta problematico, pertanto ritorniamo alla sosta da cui effettuiamo una calata di 30 m culminante fuori dal canalino incassato e di massi instabili, ma comunque non completamente fuori dalle difficoltà.

Cima Occidentale di San Stanislao

Al termine della doppia, proseguiamo seguendo cengette verso destra e puntando al canalone più grosso che divide il Corno Centrale dal Corno Occidentale.

Raggiunto il canale, lo risaliamo su terreno detritico sino ad un masso che ostruisce il canale, superandolo senza troppe difficoltà, seppur su terreno erto e detritico, sulla sinistra.

Da qui proseguiamo fino al colletto e poi, per facile terreno erbo-roccioso, in vetta al Corno Occidentale di San Stanislao (2378 m).

Riscendiamo con cautela dal canale e, salendo a destra verso il filo della cresta, superiamo un piccolo passaggio lato valtellinese sino all’attacco vero e proprio della cresta Est del Pizzo di Trona.

Cresta Est al Pizzo di Trona e Falso Trona

La cresta risulta molto piacevole e di roccia solida e, seppur sempre abbastanza erta, consiste in un susseguirsi di caminetti, crestine e piccole cengette erbose dove, a segnarci la retta via, sono presenti molti omini. Raggiungiamo, dopo 200 m circa di dislivello dalla selletta, la bella vetta del Pizzo di Trona (2510 m).

La discesa verso il Falso Trona avviene dalla cresta Sud-Ovest: proseguiamo per un breve tratto seguendo il sentiero della normale di Nord-Ovest ma, quando questa piega a destra, noi andiamo dritti e iniziamo la discesa sul pendio erboso che all’inizio risulta molto ripido.

Via via che si scende notiamo che la discesa non è così infattibile e, con qualche balza erbosa e facile passaggio su roccia, raggiungiamo la selletta davanti a cui si trova un grosso gendarme con un cordino viola.

Il gendarme va aggirato sulla destra lato Rifugio Falc, perdendo un bel po’ di quota sino ad una cengetta declinata di solida roccia che ci deposita nel canale di sfasciumi che sale dalla destra e che seguiremo per risalire alla selletta oltre il gendarme aggirato.

Da qui attacchiamo la cresta di risalita al Falso Trona. La salita è ripida ma la roccia è ottima. Si tiene pressoché il filo di solida roccia sino a 20 m di quota sotto l’uscita, dove una cengetta a erbosa (esposizione) taglia verso sinistra portandoci davanti a un erto canaletto di pochi metri, che risaliamo uscendo in prossimità di un intaglio che ci divide dalla vera vetta del Falso di Trona (2490 m), che raggiungeremo senza troppe difficoltà.

Pizzo Paradiso e Monte Giarolo

La discesa dal Falso di Trona è molto simile alla discesa dal Trona, seppur più breve e poco meno difficile: si scende a logica puntando all’evidente selletta da cui attacca qualche placca di ottima roccia per poi seguire la facile cresta dapprima rocciosa poi più erbosa che ci porta sulla grossa quota 2500 m.

Dalla quota, scendiamo alla sottostante Bocchetta del Paradiso (2457 m) da cui in breve si risale al Pizzo Paradiso (2493 m) senza difficoltà.

Il tratto che ci conduce sul Monte Giarolo risulta invece un po’ più scorbutico e delicato: scendiamo anzitutto alla selletta sottostante il Pizzo Paradiso con molta cautela, deviando leggermente a sinistra del filo di cresta per poi rientrare verso il filo nella parte bassa e, disarrampicando qualche roccetta, raggiungere l’intaglio (è presente un’asta bianca al passo).

Da qui conviene seguire il filo di cresta e non degradare sulla sinistra come abbiamo fatto noi poiché i pendii risultano scoscesi. In linea di massima, si segue il filo roccioso senza troppe difficoltà che, con un bel po’ di sali-scendi, ci conduce in vetta al Monte Giarolo (2443 m).

L’ultimo pezzo prima della cima, passa sotto il filo di cresta sulla destra seguendo qualche traccia, raggiungendo lo spallone e piegando infine a sinistra. Lungo la cresta sono presenti alcuni omini da seguire.

Cima di Giarolo e ritorno

Dal Monte Giarolo, la discesa si fa più facile ma non scontata. Anche in questo caso si tiene il filo della cresta puntando la Cima di Giarolo (2309 m) visibile in lontananza grazie al suo totem di pietre e considerando che alla nostra destra è visibile il sentiero delle Orobie 101, con cui ci raccorderemo sulla Cima di Giarolo.

Per questo tratto di cresta sembra esserci una traccia a facilitare la processione. Dalla Cima di Giarolo, seguiamo il 101 che con qualche zig zag ci riporta alla Bocchetta di Valpianella e quindi alla depressione con alla destra la bella cresta di Giacomo.

Lasciamo il sentiero 101 sulla sinistra che prosegue verso il Benigni, per prendere una traccia sulla destra, all’inizio poco evidente, che si raccorda quasi subito con il sentiero dei vitelli che ci porta senza alcuna difficoltà nella piana sottostante il Pizzo di Giacomo e da cui ci raccordiamo con il sentiero principale.

Seguiamo quindi il sentiero fino a Sciocc e all’auto.

Impressioni

Bellissima e impegnativa cavalcata di cresta sopra il Lago Rotondo, in una zona orobica davvero ricca e stupenda. Bella e divertente la salita al Trona dalla cresta Est. Appagante anche la salita alla Torre Maria dal bell’intaglio.

SCONSIGLIAMO ASSOLUTAMENTE la salita alle cime di San Stanislao (in particolare quella al Corno Centrale) in quanto la roccia è una delle più marce che abbiamo mai affrontato e, pertanto, molto pericolosa (vista anche la forte esposizione in alcuni tratti).


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