Punta Osvaldo Esposito da Carona

Estate
Alpinismo
Val Brembana

Distanza: 14,6 Km

Dislivello: +1090 m

Quota max: 2189 m

Sentieri CAI: 210

Esposizione: Sud

Difficoltà: PD


Località di partenza: Carona (BG) – Val Brembana

Punti di appoggio: –

Descrizione

Da Carona (1110 m), imbocchiamo il canonico sentiero 210 che si dirige verso i Rifugi Longo e Calvi. Superiamo Pagliari e la cascata di Val Sambuzza e superiamo anche il bivio per la Val Sambuzza.

Giunti in prossimità del Lago del Prato (1650 m), laddove il sentiero principale si divide a sinistra sulla diramazione per il Rifugio Longo, noi proseguiamo dritti aggirando sulla sinistra il Laghetto. A questo punto appare già la Punta Osvaldo Esposito, sulla sinistra, vicino al Pizzo Torretta.

Proseguiamo ancora in salita sul sentiero principale per qualche centinaio di metri finchè stacca sulla destra un piccolo sentierino che si abbassa verso il sentiero di collegamento col Rifugio Laghi Gemelli (sentiero delle Orobie Orientali n. 247). Lo imbocchiamo ma, all’incrocio col sentiero delle Orobie, proseguiamo diritti anzichè virare a destra su una traccia indicata da alcuni omini.

Superiamo una piccola diga e guadiamo un torrente usando una provvidenziale asse di legno. Riprendiamo quindi a salire finchè non raggiungiamo, con qualche tornante, il Lago Zelto (2007 m). Da questa bella radura è evidente, sulla destra, la labirintica parete Est della nostra vetta, lungo la quale sappiamo correre la “via normale” di salita.

Questa parete è un grosso intrico di canaletto erbo-rocciosi e non è facilissimo individuare la “normale”, tant’è che noi stessi non abbiamo individuato gli omini da seguire per la salita. Bisogna quindi prestare attenzione perchè è facile perdere l’orientamento e ritrovarsi incanalat in situazioni verticali, piene di vegetazione e con rocce poco stabili, che richiederebbero attrezzatura adeguata per proteggersi ed eventualmente anche per scendere. Non è affatto una salita scontata.

Descriveremo la nostra via di salita: ci avviciniamo ad un evidente triangolo erboso alla base della parete, superando una pietraia appoggiata. Raggiunto il triangolo, scegliamo di salire per il canaletto che ci sembrava più agevole e che piega presto a destra. Le pendenze aumentano subito, su fondo erbo-roccioso.

Il canale volge quindi sulla sinistra e ci appare, poco sotto un salto di scaglie rocciose dall’apparenza poco salda, un cordino abbandonato da qualche salitore. Usiamo il cordino, superiamo tastando bene la roccia la balza rocciosa e procediamo su un traverso esposto camminando praticamente sui mughi.

Superato il traverso, pieghiamo a destra e risaliamo sempre su fondo erbo-roccioso e verticale verso un evidente banco di pini mughi. Raggiungiamo in banco dii mughi e lo superiamo da sinistra verso destra su placchette rocciose appoggiate trovando un secondo cordino su uno spuntone (non affidabile, a nostro avviso).

Raggiunto il coridno, traversiamo di nuovo verso destrae raggiungiamo una piazzola per creare una sosta.

Vinciamo quindi un salto di rocce verso sinistra e pieghiamo a destra su terreno terroso più facile sino alla sosta di uscita su grosso masso (cordone e moschettone). Raggiungiamo quindi, per facili roccette, la cresta sommitale.

Alla nostra sinistra è ben visibili in lontanaza l’omino di vetta, che raggiungeremo percorrendo la facile cresta, a tratti esposta.

Siamo quindi in vetta alla selvaggia Punta Osvaldo Esposito (2189 m).

Proseguiamo ora in cresta verso il Valrossa. La cresta è bella affilata e talvolta degradiamo leggermente sulla sinistra per superare dei mughi che infestano la cresta, ritornando in cresta per canaletti di roccette (sempre da tastare).

Dopo aver superato un paio di sali-scendi giungiamo ad un intaglio dove un’ottima sosta su spit (pensiamo l’uscita del famoso diedro N-NE) scende lato destro (in direzione Lago dei Frati), mentre una sosta su cordone su una radice porta a sinistra (verso il Lago Zelto). Noi scegliamo di scendere verso sinistra.

La discesa è facile per i primi 10 m, dopo i quali troviamo una sosta su due chiodi con cordone buono. Dalla sosta, occorre una calata in doppia di almeno 10 m per vincere un verticalissimo salto roccio-erboso. Con 14 m di calata (avevamo una corda da 28 m) arrivo giusto giusto ad una seconda sosta con cordone su spuntone (logoro) e chiodo con 3 cordini (decenti, chiodo ottimo). Effettuiamo quindi un’altra doppia da 14 m che ci deposita quasi alla fine del canale (sotto un tetto roccioso) e quasi fuori dalle difficoltà. Bisogna infatto affrontare giusto qualche passaggio in disarrampicata e siamo di nuovo al ghiaione alla base della parete Est della Punta Osvaldo Esposito.

Torniamo quindi sui nostri passi al Lago Zelto e, successivamente, al sentiero per il Rifugio Calvi che ci riporta a Carona.

Impressioni

Giro su una vetta molto selvaggia, sulla quale non è facile orientarsi. Siamo convinti che la nostra salita non è la via più semplice da Sud, sappiamo che esiste in particolare una via di salita che dovrebbe essere evidenziata da alcuni omini, ma noi non l’abbiamo identificata nè in salita nè in discesa.

La nostra via di salita (di sicuro già percorsa da qualcuno perchè abbiamo trovato due cordini abbandonati) richiede a nostro avvido l’uso di corda e protezioni, vista la verticalità e l’esposizione.


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