

Descrizione
Arco di Pegherolo
Parcheggiamo all’inizio della strada bianca che si stacca dalla località Piazzole di Piazzatorre e seguiamo tutta la stradina che guadagna poca pendenza, sino ad un bivio con cartello, in prossimità di una fontana.
L’Arco di Pegherolo è raggiungibile da entrambe le direzioni, ma noi proseguiamo dritti sul 134 che ci porterà dapprima alla località Prati di Pegherolo.
Guadato il torrente su un ponticello, il sentiero procede nel bosco ed aiutati dalle indicazioni in legno “Prati di Pegherolo”, raggiungiamo un’altra fontana.
Poco dopo la fontana, la freccia in legno ci indica di piegare nettamente a destra, lasciando il 134 proseguire dritto. Raggiungiamo in breve i Prati di Pegherolo (1100 m), bellissima località bucolica.
Il sentiero supera qualche baita, e punta poi verso destra dove una palina segnaletica indica l’Arco di Pegherolo a 1:30 h. Inizia quindi un lungo traverso dove ci guideranno evidentissimi bolli gialli, che passa alla sinistra di alte pareti rocciose. Si giunge quindi ad un bivio con cartello, dove noi seguiamo a sinistra i bolli gialli. Un’evidente scritta “Arco” indica l’inizio della parte più faticosa del giro. Ci aspettano oltre 400 m di dislivello su pendenze molto sostenute. I bolli sono sempre molto evidenti. Circa 100 m prima di raggiungere l’arco è già possibile vederlo, seppur ci aspetti ancora un bel pezzo di salita prima di raggiungerlo.
Raggiunto l’Arco di Pegherolo (1680 m), il sentiero prosegue alla sua destra, aggirandolo, sino ad una deviazione dove sulla sinistra è possibile risalire dietro l’arco e godere di una splendida vista su questo gioiello orobico.
Monte Cavallino
Da dietro l’arco si ritorna alla selletta alla sua destra ed attraversiamo la selletta seguendo un tracciolino che perde circa 20 m di quota e attraversa un colatoio.
Risaliamo sul versante opposto del colatoio tra arbusti e erba ripida e, con un semicerchio a salire verso sinistra si sale per ripide balze. Si giunge quindi davanti a un grosso dente roccioso, alla cui destra c’è un canalino erboso/roccioso abbastanza ripido: non lo risaliamo ma aggiriamo il dente verso sinistra entrando nel boschetto. Superato il dente sulla destra, appare un secondo canaletto leggermente più roccioso. Anche questo è potenzialmente salibile, ma noi continuiamo il nostro traverso sulla sinistra, attraversando un piccolo tratto di rocce e sfasciumi e raggiungendo un costolone erboso da cui la vista si apre su quello che potrebbe essere il Monte Cavallino.
Da questo costolone erboso passiamo in mezzo ad alcuni pini ed effettuiamo un traverso su erba molto ripida sino ad entrare in un altro colatoio, che andremo a risalire interamente. Il colatoio oppone qualche passaggio di II+ e qualche tratto meno ripido su rocce rotte sino a quando lo abbandoniamo per deviare leggermente a destra sull’evidentissimi spallone erboso.
La nebbia non ci permette di vedere nulla, pertanto risaliamo tutto il costone erboso sino a sbucare sulla cresta che ci collegherebbe, percorrendola tutta sulla destra, al Pizzo Cavallino. Sbucati in cresta, invece, pieghiamo verso sinistra e, superata una prima anticima, raggiungiamo una vetta con omino di pietre quotata 2100 m circa. Noi pensavamo di essere giunti sulla vetta del Monte Cavallino, ma la Kompass quotava quest’ultima un centinaio di metri sotto e spostata rispetto alla quota sulla quale eravamo noi.
Per raggiungere la vera vetta, bisogna quindi proseguire sulla cresta alla nostra sinistra, scendendo con attenzione e superando alcune roccette e tratti con erba ripida sempre comunque gestibili. Si incontra un “piccolo arco di Pegherolo” sulla sinistra e si giunge davanti a due evidenti torrioni abbastanza fastidiosi, che ci obbligano ad effettuare un evidente aggiramento sulla sinistra scendendo in un facile canaletto erboso e rocce rotte per poi ritornare sulla destra e ritrovarci la quota del Monte Cavallino (2002 m) davanti a noi.
Da questa quota si scende facilmente degradando per ripidi pratoni e andando a incrociare di nuovo il colatoio percorso in salita, che non imboccheremo per la discesa: procederemo infatti sul nostro traverso e giunti in prossimità dei due canaletti a ridosso del dente roccioso, non li scendiamo (molto ripidi) ma tendiamo ancora di più a sinistra su erba abbastanza ripida che ci porta in un boschetto con un ghiaione. Da qui riusciamo facilmente a perdere 20/30 m di quota. Qui, piegando nettamente a destra, si torna facilmente alla selletta davanti all’arco.
Dall’arco si ripercorre il ripido sentiero di bolli gialli sino al bivio incrociato all’andata venendo dai Prati di Pegherolo, dove svoltiamo nettamente a sinistra sul sentiero in direzione il Costone che ci riporta alla frazione Piazzole evitando il più lungo percorso che passa dai prati.
Impressioni
L’Arco di Pegehrolo è davvero uno splendido gioiello orobico, immerso in un ambiente scosceso e selvaggio. Merita di essere visitato anche soltanto lui.
La vetta del Monte Cavallino, invece è bella selvaggia e labirintica. Richiede un buon senso dell’orientamento e capacità su terreno selvaggio e scosceso (noi abbiamo usato una piccozza per aiutarci su erba). La vetta (quella vera) di per sè non è un gran che, non essendo dotata nemmeno di un omino… è sicuramente più appagante l’avventura richiesta per raggiungerla!























