Descrizione
Madonnina degli Alpini, Corno Falò e Corno Guazza
Partiamo dal parcheggio delle officine meccaniche di Ponte Nossa (456 m) da cui in breve prendiamo a destra il sentiero di salita con cartello in legno che indica la Madonna degli Alpini.
Seguiamo l’evidente traccia che in 1,5 Km ci farà percorrere circa 450 m di dislivello (vertical). La pendenza è sempre importante ma le difficoltà non sussistono. L’ultimo tratto sotto la Madonnina degli Alpini (911 m) presenta qualche catenella per aiutarsi nella progressione.
Ritornati al colle, iniziamo a salire senza traccia obbligata il ripidissimo muro di erbe e, con qualche zig-zag, tendiamo verso la cresta a sinistra. La seguiamo più o meno fedelmente aiutandoci spesso con gli alberi e con l’ausilio di una piccozza (fondamentale). Il primo muretto è davvero molto ripido e bisogna cercare il passaggio “più agevole” per salire, per poi sbucare ad una comoda anticima da cui la cresta verso il Corno Falò procede con qualche sali-scendi non problematici.
L’ambiente è sempre selvaggio, non ci sono particolari tracce e spesso si passa tra rami secchi e arbusti che ostacolano il cammino. Se si tiene il filo di cresta si trovano degli speroncini/torrioni rocciosi, che è comunque possibile aggirare sulla destra.
Passati i torrioni, un ultimo strappo ci porta in vetta al Corno Falò (1147 m).
Dalla vetta del Corno, si scende su facile terreno (ma sempre intralciato da rami e alberi) al successivo colletto. Qui ricomincia una salita dove si sta a sinistra del filo su ripida terra mista a erba, per poi riportarsi in cresta. Davanti a noi appare una bella parete rocciosa verticale e, alla sua sinistra, il versante erboso che andremo a risalire per riportarci di nuovo in cresta.
Sbuchiamo presso un cartello bianco “Comprensorio alpino Valle Borlezza” (il primo di vari) e, dopo un piccolo traverso, risaliamo un ripido canale terroso che ci deposita quasi sopra una guglietta.
La cresta presenta ora ancora dei torrioni (salita di dubbia convenienza). Noi non li sormontiamo, ma li superiamo facendo zig-zag tra di essi. Giungiamo presso un’evidente forcella che ci invita a svalicare sulla destra della cresta, ma noi tiriamo dritto, sempre su ripida erba, puntando alla vetta dell’ormai vicino Corno Guazza (1270 m) che si raggiunge dopo altri 50 m di fatica.
Discesa dal Guazza, Pizzo formico e discesa dalla Val Cabrosina
Dalla vetta del Corno, la discesa risulta difficile. Si potrebbe allestire una doppia di oltre 30 m prendendo l’incassato canalino che si trova una decina di metri sulla destra della vetta, oppure si può ritornare alla Forcella di cui prima, attraversarla e perdere un po’ di quota fino ad incrociare una vaga traccia che aggira la bastionata del Guazza. Compiuto l’aggiramento, si ritorna alla selletta successiva al Corno Guazza, da cui in breve ad un’anticima dove possiamo ammirare le rocciose pareti dietro di noi.
Da qui le difficoltà calano molto, seppur il terreno rimanga selvaggio e di avventura: si segue fedelmente la cresta e con qualche sali-scendi ed un paio di aggiramenti sul lato destro, giungiamo in prossima della Baita Grattanga Superiore (1226 m).
Qui iniziano gli ultimi 400 m di dislivello abbastanza verticali e faticosi. La prima parte, infatti, ci chiede di risalire un ripido pendio erboso che ci farà sbucare in prossimità di un ripetitore posto su una delle anticime del Pizzo Formico. Da qui, seguendo il sentiero, si passa davanti a un altro ripetitore e si giunge in vetta al Pizzo Formico (1637 m).
Ripercorriamo i nostri passi sino alla Baita di Grattanga Superiore, da cui prendiamo sulla destra la lunga e selvaggia Val Cabrosina nella quale, una traccia che percorre all’incirca il greto di un torrente, ci riporta alla Pista Ciclabile in prossimità di Ponte della Selva, da cui torniamo al parcheggio di Ponte Nossa.
Nota sul materiale utilizzato: noi abbiamo fatto buon uso di una piccozza (nonostante la mancanaza di neve), che consiglieremmo assolutamente a chiunque voglia fare questo giro, soprattutto per affrontare il primo “muro” terroso e erboso che dal colletto sotto la Madonnina degli alpini porta all’anticima del Corno Falò. Avremmo forse anche gradito aver dietro i ramponcini, visti i traversi su erba scivolosa e umida.
Impressioni
Giro molto selvaggio a bassa quota, ottimo quando ci si vuole avventurare in terreni poco battuti quando in alto è caduta la neve.
Il percorso si è rivelato meno tecnico del previsto, ma decisamente più selvaggio delle aspettative. Occorre un buon senso dell’orientamento per portare a termine il giro e una buona ricerca e raccolta di informazioni prima di intraprendere il giro (speriamo di contribuire alla scarsa documentazione presente in rete relativa a questo bel giro di avventura).



























