Punta Santa Maria (Monte Bello) da Valbondione

Estate
Alpinismo
Val Seriana

Distanza: 13,2 Km

Dislivello: +1820 m

Quota max: 2543 m

Sentieri CAI: 331, 334

Esposizione: Sud-Ovest

Difficoltà: PD+


Località di partenza: Valbondione (BG) – Val Seriana

Punti di appoggio: –

Descrizione

Avvicinamento

Partiamo dal parcheggio presso la stazione autobus di Valbondione dove imbocchiamo il segnavia 331 che indica il Lago d’Avert a 5 ore.

Il sentiero sale subito ripido nel bosco sino ad incrociare una mulattiera che seguiamo per qualche tornante. Si supera un caratteristico passaggio con cascata a destra e si prosegue sulla mulattiera fino a quando il sentiero si stacca a gomito sulla destra e si ributta nel bosco.

Guadagnamo un po’ di quota, superiamo un tratto con una vecchia corda metallica sulla destra e ritorniamo a salire ripidamente tendendo sempre a destra. La traccia è bella evidente. Si sbuca quindi in un pianoro con una baracca a destra e il tubo verde dell’Enel a sinistra.

Proseguiamo a mezza costa puntando l’evidente Pozzo Enel (1800 m) più avanti. Raggiunto il pozzo, risaliamo i ripidi partono sempre per traccia, fin quando questa procede nettamente a sinistra lasciando invece sulla destra la cresta che parte dal Pizzo Castello e va sino alla Cima Avert.

Risaliamo ancora circa 250 m di traccia tra ripide balze erbose e sbuchiamo al bellissimo pianoro dove è collocato il Lago d’Avert (2310 m). Da qui la vista sulla Punta Santa Maria è netta e bellissima.

Superiamo il Lago puntando la nostra vetta e facciamo qualche sali-scendi su erba ripida sino a le immetterci in una pietraia. Teniamo la mezza costa e, con attenzione, completiamo l’avvicinamento all’avancorpo della vetta con un traverso su ripide balze erbose.

Punta Santa Maria dal canale del masso incastrato

Risaliamo sempre su ripida erba sino all’attacco dei 2 canali: uno a destra (lo faremo al ritorno, presenta 3 salti di roccia) e il nostro a sinistra, più ampio e sbarrato circa a metà da un grosso masso.

Ci addentriamo nel canale di sinistra e risaliamo su terreno sfaciumoso sino a un primo passaggino reso delicato dalla neve oggi presente. Superato questo, siamo di fronte al grosso masso del canale. Sostiamo su friend e attacchiamo il masso sul suo lato destro. Il primo passaggio è un po’ in esposizione poi si sale bene in spaccata (III). Si tratta di pochi metri. All’uscita sostiamo su spuntone.

Da qui proseguiamo puntando la bocchetta su un terreno misto di erba e sfasciumi. Alla bocchetta pieghiamo nettamente a destra salendo la cresta che oppone subito alcuni passaggi su buona roccia (II+). L’esposizione è sempre presente e il terreno è il solito misto di ottima roccia e tratti di balze erbose.

Circa 15-20 m dal colletto troviamo una sosta su due fettucce. Da qui proseguiamo ancora sul filo sempre su buona roccia, per poi stare leggermente a destra superando alcune placchette rugose ma poco appigliate che culminano in un corto diedro. Superato il dietro (II+) ci aspetta la parte più estetica della salita: un tratto molto aereo di ottima roccia da superare con attenzione.

Superata l’affilata cresta, il terreno diventa più facile e si raggiunge la vetta di Punta Santa Maria (2543 m).

Discesa dal Tacchino dei Sogni

Dalla vetta scendiamo verso il Tacchino dei Sogni: una piccola forcella incassata tra alte lame di roccia appena sotto la cresta Nord-Est. La cresta non è mai tecnicamente difficile, offre molti spuntoni per l’assicurazione, ma spesso è molto esposta.

Si affronta quindi il passaggio più iconico di questa cima costituito da un’affilata lama di roccia solida da affrontare a cavalcioni o sul suo lato destro stando appesi al filo.

La discesa al Tacchino prosegue su ripide rocce/sfasciumi più facili. Toccata la depressione, vi sono diverse possibilità di continuazione: a sinistra, per canalino sfasciumoso, compiendo un incredibile ed unico “scavalco”; dritti seguendo la lunga cresta sino alla Sella dei Secreti oppure a destra affrontando il canale visto la mattina al bivio sotto l’avancorpo.

Noi scendiamo a destra per ripide balze erbose e sfasciume sino ad incontrare un netto salto che interrompe il canale. Sono pochi metri ma facciamo una doppia abbandonando un cordino su un solido spuntone.

Superato il salto, pochi metri dopo, ci attende un altro salto, leggermente più facile ma comunque tecnico da disarrampicare (III). Superato anche questo secondo salto ci attende un ultimo e più lungo budello impegnativo da superare dove, con una doppia di 15 m, si riesce a toccare il fondo.

Siamo quindi quasi giunti al bivio incontrato all’andata ed ora ci rimane solo il ripido traverso su erba e la pietraia per tornare al Lago di Avert. Dal lago torniamo a Valbondione tramite il sentiero di salita.

Nota sul materiale utilizzato: noi abbiamo usato una corda da 30 m per fare conserva protetta e per le tre calate dal canale di discesa del Tacchino dei Sogni, oltre ad alcuni friends per le protezioni veloci: È molto utile avere con sè cordini da abbandono.

Impressioni

Bellissima e remota vetta, poco inflazionata e dalle diverse ed affascinanti vie di salita. Salirla è una vera propria una vera avventura di alpinismo esplorativo! Non adatta a chi soffre di vertigini, sia per la cresta di salita dal canale del masso incastrato, che per quella di discesa al Tacchino dei Sogni. Molti scelgono di salire e scendere dall’estetica cresta del Tacchino dei Sogni.

Fun fact: il Tacchino dei sogni non prende il nome dal pennuto, ma dal fatto che è a tutti gli effetti una “piccola tacca”.


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