Descrizione
Avvicinamento da Pian del Vione
Partiamo da lo parcheggio di Pian di Vione (1215 m) dove seguiamo il sentiero 402 che passa dalla falesia Roby Piantoni e procede poi con semicerchio a destra verso il Rifugio Albani.
Circa 15 minuti di cammino dopo la falesia, si stacca sulla sinistra una traccia in prossimità di un albero con cartello in legno indicante “Lazaret”. Pieghiamo a sinistra e ci immettiamo in un canale ghiaioso che risaliamo completamente puntando l’estremità sinistra della cresta Lazaret (che corrisponde al suo attacco).
In questo primo tratto, degli sporadici bolli rossi ci aiutano nel procedere, indicando al termine del ripido canale un aggiramento sulla destra di uno sbarramento roccioso di ripide erbe e roccette per poi puntare nuovamente alla selletta, ora più erbosa e con terreno leggermente più pianeggiante.
Poco prima della selletta passiamo alla destra di un caratteristico torrione appuntito e iniziamo l’aggiramento sulla sinistra di una bastionata rocciosa su ripidissime erbe.
Il traverso termina lì dove i bolli rossi ci indicano di risalire una ripida paretina di erba e mughi: la risaliamo e proseguiamo sempre su terreno ripido e impervio che alterna tratti di isiga a tratti di rocce friabili. Si tratta di un susseguirsi di canalini e cengette che vanno risaliti sempre con un occhio ai bolli (se presenti) e in generale alla linea più logica. Il fondo è precario e spesso ci si aggrappa all’erba scoscesa.
Sbuchiamo quindi in cresta.
Il sali-scendi in cresta
Dopo aver seguito un pezzo di facili rocce miste ad erba, approdiamo sulla quota 2080 m dove appare davanti a noi tutta la cresta nel suo sviluppo e la Corna, davanti alla Presolana sullo sfondo.
Iniziamo quindi la discesa sulla sinistra di un ripidissimo canale erboso che, perdendo circa 100 m di quota, ci permette di aggirare alcuni salti problematici della cresta per poi risalire con diagonale ascendente sulle solite ripidissime erbe e rocce instabili.
Giungiamo davanti a un evidente canale detritico che risaliamo quasi sino alla sua sommità, piegando a destra poco prima dell’uscita su balze erbose che ci riportano di nuovo in cresta in prossimità di due caratteristiche rocce verticali. Ci stiamo avvicinando finalmente alla pala e da qui l’ultimo pezzo di cresta risulta effettivamente più lineare e meno scorbutico di quanto fatto finora.
Lo spigolo Est
Giunti dinanzi allo spigolo Est, risaliamo le prime facili roccette portandoci nell’ampio anfiteatro a sinistra dello spigolo stesso, da cui è ben visibile l’incassato canalino di circa 25 m alla cui base si trova un caratteristico piccolo pino.
Risaliamo l’incassato e stretto canale con difficoltà di grado III/III+ sbucando sullo spigolo vero e proprio in prossimità di una piccola ed esposta forcella.
Non attacchiamo direttamente lo spigolo, ma effettuiamo un lieve traverso su cengia a destra in estrema esposizione (baratro sulla destra) per piegare verso sinistra e risalire alcune placchette e un piccolo diedro con chiodo, uscendo di nuovo sullo spigolo aereo con rocce molto instabili (III).
Risaliamo ancora dritti su difficoltà leggermente più contenute arrivando dinanzi a un pezzo di cresta molto frastagliato ed aereo da cui è visibile la croce di vetta.
Dopo un paio di sali-scendi da affrontare con la massima attenzione, si giunge in vetta alla Corna delle Quattro Matte (2240 m) con bella croce e baratri sui 4 lati. La vista da qui sulla Presolana è spettacolare.
La discesa è da effettuarsi lungo il lunghissimo e sfiancante itinerario di salita, utilizzando corde doppie nei punti più delicati.
Nota sul materiale utilizzato: noi abbiamo usato due corde da 30 m e conviene avere dietro un vasto assortimento di friends e cordini (magari anche qualche chiodo).
Impressioni
Questa salita si svolge per la quasi totalità su terreno d’avventura molto impervio, scosceso ed esposto, su roccia quasi sempre instabile e le possibilità di ritirata sono nulle se non il ripercorrere la cresta all’indietro. Richiede un enorme impegno mentale prima che fisico e i pericoli oggettivi sono elevati. Pertanto non ci sentiamo di consigliarla.
Noi non ripeteremo mai questa salita.

































