Descrizione
Oggi puntiamo all’affascinante e alta vetta del Pizzo Gro: una montagna poco bazzicata tra il Rifugio Brunone e il Passo di Valsecca, selvaggia e orobica al 100%.
Partiamo da Fiumenero (780 m) e seguiamo il canonico sentiero 227 per il Rifugio Brunone. Raggiungiamo quasi il Brunone (2295 m) dopo il lungo avvicinamento per la Valle di Fiumenero, superando, durante il tracciato, il Piano del Campo (1365 m) e il Pian dell’Aser (1600 m).
Poco prima di giungere al rifugio, all’incrocio con il Sentiero delle Orobie, svoltiamo a sinistra sul sentiero in direzione Rifugio Calvi. Proseguiamo per un lungo tratto di sali-scendi fino alle pendici del Pizzo Gro, dove ci giriamo a destra (guardando il pizzo) e saliamo a naso sul pendente pratone con misto sfasciumi e sassi. In questo tratto, non abbiamo visto nessun omino o bollo e non abbiamo neanche riconociuto alcuna traccia. Siamo quindi saliti a intuito, affrontando il dislivello scegliendo il fondo migliore e le pendenze più agevoli. La progressione è faticosa e lenta per via del fondo pendente e molto sfasciumoso.
Saliamo puntando la breccia che divide il Piccolo Gro sulla destra dalla mole del Pizzo Gro sulla sinistra. Giungiamo ad un evidente canale tra Piccolo Gro e Gro inciso a metà da un roccione. A questo punto ci leghiamo in conserva e saliamo il canale, che può essere affrontato sia a destra che a sinistra del roccione, fino a sbucare al Passo.
Sulla destra appare la bellissima parete di IV/V grado del Piccolo Gro, incisa da una stretta fessura (da lì ci si cala in doppia dalla vetta del Piccolo Gro quando si effettua la traversata delle vette), di fronte a noi si apre invece la vista sulla Valtellina. Noi prendiamo l’esposta ma facile cengetta a sinistra che porta ad un secondo canaletto da risalire, con passaggi di II grado max.
Risalito il canaletto ci troviamo in un ambente selvaggio, composto da grandi roccioni spesso mobili (prestare attenzione).
Aggiriamo un primo torrione sulla sinistra seguendo degli omini per giungere ad un pianoro roccioso dove noi abbiamo piegato decisamente a destra risalendo un facile canaletto roccioso e sbucando in cresta lato Valtellinese. Abbiamo scoperto più tardi che, da questo pianoro, è possibile, seguendo gli omini presenti ed andando dritti, giungere ad una roccia da superare con un passo un poco atletico arrivando dritti sotto alla placca finale incisa del Pizzo Gro di II/III grado.
Dalla nostra cresta lato Valtellina invece, costeggiamo il blocco sommitale del Gro per facili rocce sino quasi a superarlo, raggiungendo l’attacco del pezzo finale di salita su una paretina con roccette un poco esposte (I/II grado). Raggiungiamo quindi il precario omino di vetta del Pizzo Gro (2653 m). In vetta è presente un cordone di sosta.
Scendiamo con attenzione per lo stesso itinerario di salita e torniamo al Brunone, terminando la giornata ripercorrendo il lungo 227 fino a Fiumenero.
Nota: è possibile, sia per salire che per scendere, non percorrere il lungo sentiero per il Brunone, ma percorrere il sentiero ben più selvaggio ma più diretto che sale dalla Valle del Salto. Questo, probabilmente, riduce anche leggermente il dislivello del giro, perchè il sentiero delle Orobie, nel tratto da noi percorso, presenta diversi sali-scendi che, silentemente, aumentano i metri verticali e anche la fatica percepita.
Impressioni
Vetta remota e selvaggia. La perfetta esemplificazione di una vetta orobica doc: lungo e faticoso avvicinamento, sfasciumi taglienti e roccette mobili alle quali prestare molta attenzione. L’ambiente, tuttavia, è molto suggestivo e severo. Una bella avventura!






















