Giusto in tempo per la cena al Carestiato

La tappa 5 dell’Alta Via 1 è stata brutale, davvero tosta. Una ferrata lunghissima nella nebbia, una discesa dal Civetta con i nervi tesissimi su roccia umida, una risalita alla forcella delle Sasse e un’infinita discesa con allungo finale per il Carestiato.

Arriviamo al Rifugio Carestiato con la gola secca (paghiamo il non esserci fermati al Vazzoler prima di affrontare l’ultimo tratto della giornata…) in primis. Una volta esserci abbeverati, però, ci rendiamo conto della fame incipiente.

Per fortuna siamo arrivati giusto in tempo per la cena! Vi diciamo una cosa: arrivare ad un rifugio stanchi morti e con una fame da lupi e avere la cena servita quasi nell’immediato è una sensazione formidabile, da provare almeno una volta nella vita!

A cena facciamo amicizia con due ragazzi romani (arrampicatori…. L’indomani avrebbero affrontato la temibile ferrata Costantini) e ci pappiamo la nostra cena: minestra di legumi e cereali e piattone di pasta al ragù e scaloppine, patate al forno e spinacine per secondo. Con il canonicissimo (ormai lo saprete) quartino di vino di fine giornata.

Post-cena si rilassiamo un attimo e prendiamo lo strudel come extra (la classifica degli strudel dell’alta via non può riempirsi senza i dovuti assaggi… No?). E vi diciamo che ci è davvero piaciuto! Mele carnose e impasto spesso ma soffice.

L’indomani, la colazione è un buon buffet, con gli apprezzatissimi cereali. Niente male!

Il nostro voto: